Le quasi due ore di auto che mi separano da Baden-Baden dopo essere atterrata a Francoforte, scivolano velocemente. E il passaggio dal traffico dell’autostrada alla calma quasi irreale di questa città patrimonio Unesco dal 2021 è repentino. I suoi 60 mila abitanti la considerano come una piccola “Bridgerton” in salsa teutonica, con i palazzi di epoca ottocentesca, i giardini curati e i sentieri ciclabili separati dai percorsi pedonali.

Una cintura verde, la Lichtentaler Allee, si allunga per circa tre chilometri tra alberi secolari, magnolie in fiore e aceri giapponesi nel silenzio interrotto solo dallo scorrere del fiume Oos. Non è un semplice sentiero ma una passeggiata nell’Eden che dall’Ottocento accompagna turisti e abitanti.
Qui, ai piedi della Foresta Nera, è nato il moderno concetto di benessere. Siamo nel polmone della Germania sud-occidentale e lungo la Lichtentaler Allee si erge da 150 anni un indirizzo leggendario dell’ospitalità: il Brenners Park Hotel, primo in Europa ad essersi dotato negli anni ’70 di una propria Spa.

La rinascita del Brenners, Grand Dame dell’accoglienza
Punto di riferimento per decenni dell’élite europea, tra stanze e saloni del Brenners Park Hotel sono passati musicisti, scrittori, teste coronate e protagonisti della vita politica in cerca di visibilità, ispirazione o semplicemente riposo. Anche se oggi, dopo quasi due anni di importanti lavori di ristrutturazione, tutti gli ambienti sono stati completamente trasformati, si respira ancora il passato glorioso e mondano permeato dall’eleganza sobria del presente.

Gemma della collezione Oetker Hotels che riunisce alcune proprietà iconiche dell’ospitalità internazionale da Parigi, ai Caraibi, alla Costa Azzurra, il Brenners Park Hotel & Spa incarna perfettamente la filosofia della casa-madre: lusso intimo, mai ostentato e un servizio altamente personalizzato.
Una carrellata di dediche autografe da Bono a Placido Domingo è esposta lungo i corridoi del quinto piano. Non si contano gli aneddoti sulle richieste stravaganti come quella del principe saudita che nel cuore della notte volle un concerto di tamburi.

I lavori di restauro
La trasformazione del Brenners Park-Hotel non è stata un semplice restyling ma un lavoro profondo di rilettura identitaria. Considerato da oltre un secolo una Grand Dame dell’ospitalità europea, l’hotel ha riaperto dopo un intervento che ha coinvolto camere, suite e spazi comuni sotto la direzione della Contessa Bergit Douglas, figlia di Rudolf-August Oetker.

Le 79 camere e suite sono state completamente ripensate, mantenendo elementi originali come travi, arredi e dettagli architettonici, affiancati da tessuti pregiati, bagni in marmo e una palette ispirata alla Foresta Nera, tra toni crema, terracotta, verde bosco e blu profondo. Anche gli spazi comuni sono stati riportati a nuova luce rivelando parti della struttura ottocentesca.

Il lusso di aprire una finestra
Più che l’ingresso sotto una pensilina quello del Brenners Park Hotel è un palcoscenico in stile Belle Epoque incorniciato da grandi drappi color amaranto. Il sorriso con cui si viene accolti e che accompagna l’intero soggiorno non è di circostanza.
Non c’è singolo dipendente, dal general manager all’ultimo manutentore che non saluti sempre con cordialità. Nella lobby campeggia una voluminosa composizione floreale, rinnovata come tutti i bouquet, ogni due-tre settimane.

Mi viene assegnata la stanza 215 al secondo piano. L’ascensore ha una ribaltina imbottita per sedersi. I corridoi sono ampi, i pavimenti ricoperti di moquette con motivi botanici e parquet. E’ l’ultima stanza d’angolo dell’edificio e come quelle degli altri piani che terminano con il 15 ha una particolarità: è dotata di ben 5 finestre (due nel bagno) e 3 balconi.
Ogni affaccio, abbellito da tendaggi di alta qualità, oltre a illuminare l’ambiente di luce naturale è un quadro. Vedo il sentiero pedonale, i meli in fiore, gli edifici storici e all’orizzonte la Foresta Nera. La natura “entra” nella stanza diventandone un’estensione.
Tutto è stato rinnovato – arredi, tessuti, pavimenti – ma senza cancellare il passato. Un equilibrio che si ritrova anche nei dettagli: dal diario rilegato con la vecchia carta da parati che rivestiva la stanza #211 donato come cadeau ai piccoli gesti di ospitalità.

I due ristoranti
L’hotel ha due ristoranti, entrambi con ambienti interni e dehors esterni nel parco privato.
Il Wintergarden ha una struttura in vetro che ricorda una serra immersa nel verde: tra le specialità tartare preparate al tavolo, wiener schnitzel e piatti stagionali come gli asparagi bianchi giganti.
Fritz & Felix, dove viene servita anche la colazione a buffet fino alle 11 del mattino, è l’anima contemporanea: design curato, quadri astratti, cucina a vista e un’atmosfera più vivace. I prodotti sono locali, dal miele di casa servito a colazione alle mele del parco.
Protagoniste del menu serale le carni alla griglia come l’entrecote di manzo allevato sul Lago di Costanza. Il nome del locale si ispira alla favola di una volpe e una lepre scese dalla Foresta Nera in città.

Massaggi e trattamenti benessere
La Spa si trova dentro Villa Stéphanie, edificio indipendente collegato all’hotel: un rifugio nel rifugio. Gli spazi si articolano su più livelli.
C’è una piscina interna con il bosco che si riflette nell’acqua, aree relax e un percorso di saune e bagni di vapore a diverse intensità e temperature. La medical Spa propone programmi su misura, consulenze specialistiche e tecnologie avanzate oltre ai trattamenti più tradizionali.

Ho iniziato la mia giornata di relax con un sound bath, un risveglio dolce accompagnato dal suono dei gong tibetani le cui frequenze sciolgono ogni tensione. Subito dopo una camminata a piedi scalzi nel parco dell’hotel, sull’erba ancora bagnata e sul brecciolino.
Nel pomeriggio ho provato due trattamenti: il facial è un anti-aging che consiste nella detersione profonda del viso e un massaggio intenso seguito da una maschera schiarente. Il mindfulness massage su tutto il corpo viene praticato con oli aromatici e movimenti lenti e continui, soprattutto sulla schiena. Rituale che si conclude con una riflessologia plantare.

Alla scoperta di Baden-Baden
Baden-Baden è una città che si esplora con lentezza e rigorosamente a piedi. Imperdibile una passeggiata lungo la Lichtentaler Allee che parte dal Teatro, attraversa la città tra ville storiche e scorci romantici arrivando fino al Monastero da cui prende il nome. Poco più in alto, a soli 120 metri di dislivello, si entra ufficialmente nella Foresta Nera, accessibile per camminate con o senza guida. Le terme cittadine – dalle storiche Friedrichsbad alle più contemporanee Caracalla Spa – raccontano una tradizione secolare del benessere.

All’interno del Kurhaus si trova il Casinò, tra i più belli d’Europa, con i suoi stucchi, velluti e rituali eleganti. Dostoevskij vi si giocò il patrimonio e fu costretto a lasciare la città per non finire in povertà. Una legge in Germania oggi blocca l’accesso nelle sale da gioco alle persone affette da ludopatia. Tra i nove musei cittadini da non perdere il Frieder Burda per l’arte contemporanea progettato dall’archistar Richard Meier. Fuori città una delle strade più suggestive della Germania: la Schwarzwaldhochstraße si snoda per 50 chilometri da Baden Baden lungo i crinali della Foresta tra laghi glaciali, sentieri e soste panoramiche. Ideale da percorrere a bordo di una classic car.

Come arrivare a Baden-Baden
L’aeroporto più vicino è quello di Karlsruhe/Baden-Baden, a circa 18 chilometri, servito da Ryanair. In alternativa, si può volare su Francoforte e proseguire in auto (circa un’ora e mezza-due). Molto comodo anche il treno: da Parigi si arriva in due ore passando per Strasburgo con un viaggio rapido e scenografico.
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