Itinerari alla scoperta del bello

Uzbekistan, sette giorni sulla Via della Seta: un viaggio lento tra madrase, sabbia e cupole turchesi

Laura Ciarallo
Pubblicato il: 5 Gennaio 2026

Ero affascinata dall’idea di un viaggio in Uzbekistan da anni. Ex repubblica sovietica (raggiunse l’indipendenza diventando stato sovrano nel 1991), al centro del continente asiatico ma con una sua identità ben distinta, oggi l’Uzbekistan è un paese musulmano ma con una visione moderna – le donne giovani non portano il velo – e aperto al turismo. Non serve il visto per entrare e anche se l’inglese non è molto diffuso gli operatori locali accolgono visitatori da tutto il mondo con guide multilingue.

Uzbekistan - Piazza Registan a Samarcanda
Piazza Registan a Samarcanda

Noto per le sue madrase (antiche scuole coraniche) moschee, mausolei e luoghi legati alla Via della Seta – l’antica rotta commerciale che collegava la Cina al Mar Mediterraneo – l’Uzbekistan riesce ad ammaliare con le sue architetture dai colori unici.

Vi racconterò un itinerario classico di 9 giorni – 7 notti (2 notti sono di viaggio) durata ideale per conoscere e apprezzare il Paese. Sono partita afine ottobre, il periodo migliore perchè il grande caldo dell’estate alle spalle e il grande freddo non è ancora arrivato.

Uzbekistan: il centro pedonale di Khiva
Uzbekistan: il centro pedonale di Khiva


Il collegamento aereo più rapido da Roma e Milano è con Turkish Arlines facendo scalo a Istanbul e atterrando a Urgench oppure Tashkent a seconda di dove si vuole iniziare il tour. Gli aeroporti di arrivo e ripartenza sono dunque diversi e ogni tappa dell’itinerario vi sorprenderà per la sua bellezza e unicità.

Un consiglio spassionato. Partite conuna valigia leggera poichè lo shopping è decisamente uno degli aspetti importanti del viaggio: giacche, sciarpe, borse, velluti ricamati, colbacchi, oggettistica. Il tutto a prezzi super convenienti. Tornerete carichi di souvenir e felici degli acquisti fatti.

Il cappello chugirma di pelliccia d'agnello a Khiva
Il cappello chugirma di pelliccia d’agnello a Khiva

L’arrivo a Urgench
Si atterra a Urgench di prima mattina viaggiando tutta la notte (compreso lo scalo a Istanbul). Ci accoglie in aeroporto la nostra guida che resterà con il gruppo tutta la settimana. Si chiama Dilya (Delia per noi) Rakhimova, ha 27 anni e parla molto bene l’italiano. Lavora per un tour operator locale e se volete costruire un intinerario potete contattarla per consigli su whatsapp: +998 90 502 9121.

Urgench è il punto d’ingresso nella regione del Khorezm, un’area storica fondamentale lungo le rotte carovaniere che collegavano la Persia con la Cina attraverso la steppa. Su questo territorio si trova Khiva, la città murata patrimonio Unesco dal ’91.

I decori delle madrase a Khiva
I decori delle madrase a Khiva

Khiva: la città-miraggio dentro le mura di Itchan Kala

Prima di iniziare a visitare Khiva all’interno delle mura color sabbia – si chiama Itchan Kala la città interna quasi tutta pedonale – consiglio una sosta in hotel. Pagando un piccolo supplemento si può avere la stanza fin dal mattino per cambiarsi dopo la lunga notte di viaggio.

La città appare subito nella sua unicità: un museo a cielo aperto con i cortili delle madrase delineati da colonne scolpite nel legno, torrioni dipinti e porte intagliate. I minareti diventano fari, le cupole punti cardinali. Il Kalta Minor, alto 29 mt, tozzo e coperto di maioliche azzurre incollate dal basso verso l’alto fu costruito tra il 1852 e il 1855 ma venne interrotto a metà quando morì il sovrano che lo aveva commissionato.

Khiva al tramonto vista dalle mura
Khiva al tramonto vista dalle mura

E’ molto suggestiva lapasseggiata lungo le mura al tramonto con le luci della città che la trasformano in un presepe. Le mura hanno un perimetro di 2,2 km, alte 19 mt e con uno spessore di 8, realizzate in argilla e paglia. La prima costruzione risale al V sec. a.C. e furono ultimate nel XII d.C. Khiva ospitava ben 64 scuole coraniche oggi ridotte a 24. La più grande è diventata un hotel, l’Orient Star.

La Moschea ha 212 colonne di olmo prezioso attualmente in fase di restauro mentre il minareto più alto misura 46 mt. Tra i vicoli pedonali si trovano bancarelle e botteghe di artigianato. Colpiscono i cappelli chugirma fatti di pelliccia d’agnello e i forni dove si prepara il pane tradizionale dentrograndi otri di terracotta. A Khiva si iniziano ad assaggiare anche i piatti della tradizione come il klyma, un involtino di carne con frittata.  

Attraversare il deserto uzbeko

Il giorno successivo si parte in pulmann per la tappa di terra più lunga, 6-8 ore di viaggio: 450 km di steppa piuttosto monotona in direzione di Bukhara. Un territorio desertico, intervallato da campi di cotone e ricco di giacimenti di gas e oro. L’Uzbekistan è al quinto posto nel mondo per l’estrazione del metallo giallo.

Qua e là si scorgono dromedari, distributori, chioschi: piccole forme di vita in un oceano di sabbia. Eppure qui scorrevano fiumi come l’Amu Darya che diede vita alle antiche oasi, punto fondamentale di ristoro per le carovane.

Il deserto uzbeko
Il deserto uzbeko

Bukhara: la città spirituale tra storia e arte contemporanea

Bukhara è più grande di Khiva ma all’interno delle mura fortificate lunghe 10 km l’atmosfera è sempre rilassata, nonostante la presenza di un numero maggiore di turisti e negozi. Oltrepassata una delle dieci porte appare subito il Lyabi-Hauz, un bacino d’acqua che riflette le facciate brulicanti di gente.

Bukhara, fondata nel V sec. a. C. è stata un grande centro di studi e cultura islamici: nel Medioevo arrivò a contare 360 moschee e 80 madrase. La Moschea Bolo Hauz detta anche “delle 40 Colonne“, ne ha in realtà solo 20 di legno ma l’illusione ottica creata dal riflesso nell’acqua della piscina antistante le fa sembrare il doppio.  

La Moschea Bolo Hauz a Bukhara detta delle "40 colonne"
La Moschea Bolo Hauz a Bukhara detta delle “40 colonne”

Uno dei monumenti più rappresentativi di Bukhara è il minareto di Kalon (con annessa moschea), che svetta come un punto fermo nel cielo: costruito intorno al 1100 e alto oltre 48 mt è stato nei secoli un faro per le carovane esauste.

La leggenda racconta che Gengis Khan, guardando dal basso in alto la torre, perse l’elmo dalla testa. “Non mi sono mai inchinato a nessuno – avrebbe detto– ma un edificio così grandioso merita l’inchino”. E’ forse questo uno dei motivi per cui la torre fu risparmiata dall’assalto dei mongoli.

Il minareto di Kalon a Bukhara
Il minareto di Kalon a Bukhara

La visita della città prosegue con il Mausoleo dei Samanidi, essenziale e perfetto mentre tra i bazar coperti – le antiche cupole del commercio – possiamo immaginare commerci di spezie, tessuti, metalli lavorati. Bukhara è la tappa migliore dove scatenarsi per lo shopping: qui si trovano i prezzi più bassi e un’ampia scelta di articoli.
Il mio viaggio a Bukhara è coinciso con la prima Biennale d’Arte Contemporanea 2025 dal titolo “Recipes for Broken Hearts” (Ricette per cuori infranti).

Oltre 70 progetti site-specific hanno abbellito per 2 mesi e mezzo il centro pedonale e i cortili delle madrase, opere realizzate con la collaborazione tra artigiani locali e artisti provenienti dall’Uzbekistan in perfetto dialogo con l’architettura circostante.

Il bazar di Bukhara
Il bazar di Bukhara

A Bukhara ho anche assistito a uno spettacolo folcloristico locale nella madrasa di Nadir Divan Beghi. Prima di ripartire per raggiungere Samarcanda merita una visita il Sitorai Mokhi Khosa, residenza estiva dell’ultimo emiro di Bukhara (in tagico significa “paragonabile alle stelle e alla luna”). Costruita tra il 1912 e il 1914 ospita oggi il Museo delle arti decorative e applicate di Bukhara.

La residenza estiva dell'ultimo emiro di Bukhara
La residenza estiva dell’ultimo emiro di Bukhara

A seguire si raggiunge il Mausoleo di Bakhauddin Naqshbandi, grande mistico sufi ritenuto ancora oggi uno dei santi più venerati dell’Asia Centrale e successivamente una sosta a Gijduvan, città famosa per la lavorazione della ceramica.

Abbiamo visitato la famiglia Narzullaev dove lavora la sesta generazione di ceramisti. Qui è anche possibile pranzare mangiando piatti tipici.

Verso Samaracanda: la città più antica e leggendaria dell’Asia Centrale

Samarcanda è sicuramente la tappa più importante del viaggio in Uzbekistan. Piazza Registan un gioiello assoluto sui cui lati si aprono le tre madrase, maestose, simmetriche e ricoperte di mosaici, che creano la scenografia ormai entrata nell’immaginario collettivo.

Gli interni delle madrase in Piazza Registan a Samarcanda

Samarcanda ha costruito la sua identità come crocevia politico, religioso e scientifico dell’Asia centrale. Era chiamata la “Roma d’Oriente” e i primi insediamenti risalgono al VII sec. a.C. ma la maggior parte dei monumenti risale al periodo timuride (XIV–XV secolo) quando la città diventò capitale dell’impero fondato da Amir Timur, meglio conosciuto come Tamerlano, il cui nome significa “ferro zoppo”, dopo il ferimento durante una delle 18 campagne militari tutte vinte.

In questa fase Samarcanda non fu solo una sede di potere militare, anche un centro culturale in cui architettura, istruzione religiosa e scienze convivevano.

Il condottiero Amir Timur conosciuto come Tamerlano
Il condottiero Amir Timur conosciuto come Tamerlano

Il punto di riferimento urbano più importante è il Registan (“posto sabbioso” il suo significato) che funzionava come spazio pubblico centrale. Qui si concentravano attività educative, cerimoniali e amministrative. Le tre madrase che lo delimitano testimoniano l’importanza attribuita allo studio del Corano e non solo.

Dall’estate all’autunno, la sera intorno alle 21 si svolge uno spettacolo molto suggestivo di luci e suoni aperto a tutti con proiezioni in videomapping che raccontano la storia del Paese.

Lo spettacolo di luci a Piazza Registan a Samarcanda

Poco distante si trova il Gur-e-Amir, il Mausoleo di Tamerlano. Non solo una tomba ma un monumento che afferma la legittimità e la continuità dinastica. L’architettura funeraria diventa strumento politico: la monumentalità del complesso ha lo scopo di consolidare la memoria del sovrano e presentare Samarcanda come centro di un impero destinato a durare. Un modello che influenzerà profondamente l’architettura islamica successiva anche fuori dall’Asia centrale.


La Moschea di Bibi-Khanym rappresenta invece l’ambizione religiosa e urbana del progetto timuride. Voluta come grande moschea del venerdì doveva essere in grado di accogliere fino a 12 mila fedeli e competere con i grandi edifici religiosi del mondo islamico.


E quando pensi di aver visto già tanta bellezza ti trovi nel sentiero che conduce al complesso di Shah-i-Zinda, la cosiddetta Necropoli del Re vivente. Un concentrato di mausolei di epoche diverse costruiti per i membri del clan timuride, dignitari e figure religiose, uomini e donne della famiglia. C’è anche la tomba del cugino del profeta Maometto.

La Necropoli del Re vivente a Samarcanda
La Necropoli del Re vivente a Samarcanda

Si resta letteralmente sopraffatti dalla quantità di decori e dalle architetture, facciate e interni finemente lavorati a mosaico con perizia certosina. Un’immersione totale nei colori blu e verde in tutte le gamme e sfumature. E’ forse questo il luogo dell’Uzbebistan che mi ha emozionato di più.

Interni di un mausoleo nella Necropoli del Re vivente

Da visitare a Samarcanda l’Osservatorio di Ulugh Beg: l’astronomia praticata qui aveva applicazioni concrete, come il calcolo del calendario e degli orari di preghiera ma contribuiva anche alla circolazione del sapere nel mondo islamico.

Il Mausoleo di San Daniele – VI sec. a.C. – ospita il sarcofago del profeta ebreo lungo 18 mt ricoperto di velluto verde, il colore dell’Islam e infine il museo di Afrasiab, a nord della città, dov’è custodito un affresco del VII sec. d.C.

L’affresco nel museo di Afrasiab

A Samarcanda abbiamo assaggiato il piatto tipico nazionale nel corso di una cooking class: il plov a base di riso, carne e verdure. Simbolo di ospitalià e condivisione si pensa che la ricetta risalga ai tempi di Alessandro Magno, quando i mercanti e i viaggiatori necessitavano di un pasto nutriente e sostanzioso da preparare facilmente in grandi quantità.

Il plov, piatto tipico uzbeko a base di carne, riso e verdure

Prima di partire per Tashkent abbiamo visitato, poco fuori Samarcanda il villaggio di Konigil noto per la produzione della carta ottenuta dalla corteccia del gelso.

Il treno veloce e l’arrivo a Tashkent, capitale dell’Uzbekistan dove convivono modernità e tracce del passato sovietico

Il treno veloce Afrasiab collega Samarcanda a Tashkent in due ore e mezzo. Un viaggio piacevole in vagoni molto comodi e con un servizio attento. Nel biglietto base è inclusa una bibita e uno snack ma il personale di bordo passa continuamente per proporre servizi e cibi aggiuntivi, naturalmente a pagamento.

Tashkent con i suoi oltre 3 milioni di abitanti (sui 10 milioni totali del Paese) è la città più grande dell’Asia centrale per numero di residenti. Testimonianza di resilienza dopo il devastante terremoto del 1966 (5,2 gradi della scala Richter) è diventata la “città del futuro”: tutti i paesi dell’ex Unione Sovietica contribuirono alla sua ricostruzione.

Arrivando la sera colpisce subito la Piramit Tower, un grattacielo di ultima generazione con illuminazione cangiante, proprietà di un fondo turco.

La Piramit Tower a Tashkent
La Piramit Tower a Tashkent

Le grandi arterie alberate e le piazze monumentali eredità dell’epoca sovietica trasmettono un senso di ordine e vastità, mentre nei quartieri più storici il tempo sembra rallentare. Il complesso di Khast Imam custodisce il Corano di Uthman, uno dei più antichi del mondo.

Accanto allo storico complesso di Hazrati Imam si trova un edificio di recente costruzione, il Centro per la Civiltà Islamica in fase di apertura al momento della visita.

Il Centro per la Civiltà Islamica di Tashkent
Il Centro per la Civiltà Islamica di Tashkent

Caratterizzato da un’architettura monumentale e contemporanea, il complesso è stato progettato per ospitare spazi espositivi, una biblioteca e centri di studio dedicati alla storia e alla cultura islamica.

La cupola dipinta del Chorsu a Tashkent
La cupola dipinta del Chorsu a Tashkent

Il cuore pulsante di Tashkent è però nei suoi bazar: al Chorsu, sotto la grande cupola verde di progettazione sovietica risalente agli anni ’70 (prima il mercato era all’aperto) colori, voci e aromi si mescolano in un caos vitale.

Il grande palazzetto dei commerci è su due livelli e diviso per categorie merceologiche: spezie, frutta secca, pane tondo appena sfornato, carne con l’incredibile varietà di tagli esposti (luogo da evitare se si è vegani!).

Gli interni del Chorsu a Tashkent
Gli interni del Chorsu a Tashkent

L’eredità sovietica si respira ovunque a Tashkent: nei quartieri, in alcune geometrie urbane e nella celebre metropolitana.

Interni della metropolitana di Tashkent con le lampade a forma di pianta di cotone
Interni della metropolitana di Tashkent con le lampade a forma di pianta di cotone

Un capolavoro le sue stazioni decorate come sale monumentali: lampadari a forma di pianta di cotone (uno dei simboli dell’Uzbekistan), mosaici, motivi che raccontano un’idea di bellezza pubblica e autocelebrativa come la stazione dedicata ai cosmonauti con l’omaggio a Yuri Gagarin.

La stazione della metropolitana di Tashkent dedicata ai cosmonauti
La stazione della metropolitana di Tashkent dedicata ai cosmonauti

Usciti dalla metropolitana si assaggia la grandeur sovietica passeggiando nelle piazze Amir Temur e Indipendenza. La prima è intitolata al grande condottiero Tamerlano rappresentato con una statua equestre circondata da edifici eleganti, giardini curati e importanti istituzioni culturali.

Piazza Amir Timur a Tashkent
Piazza Amir Timur a Tashkent

La seconda è il principale spazio simbolico della capitale e celebra la nascita dello Stato uzbeko moderno. Ampia e monumentale è caratterizzata da viali alberati, fontane e monumenti commemorativi tra cui l’arco dell’Indipendenza e il memoriale dedicato alle vittime della repressione.

Piazza dell'Indipendenza a Tashkent
Piazza dell’Indipendenza a Tashkent

Shopping in Uzbekistan: perdere il senso della misura (e del tempo)

In Uzbekistan lo shopping non è un’attività accessoria, è parte integrante del viaggio. Capi d’abbigliamento, colbacchi e artigianato sono di un gusto sopraffino, ottima manifattura e prezzi irrisori. Sono tornata da questo viaggio con ben sette giacche acquistate: le più diffuse sono in velluto ricamato suzani di tutti i colori, oppure con applicazioni.

I tessuti uzbeki
I tessuti uzbeki

Ci sono poi giacche trapuntate double face in cotone con i tipici pattern uzbeki ikat a cui si sono ispirati molti luxury brand della moda. E poi sciarpe, foulard di seta, cappelli, borse in pelle ricamate, ceramiche, spezie, tessuti, gioielli d’argento, tappeti.  

Nei bazar coperti di Bukhara e Samaracanda, sotto cupole che un tempo regolavano il commercio delle carovane, lo shopping è un rito antico e consente anche qualche margine di negoziazione sui prezzi.

Ricami uzbeki
Ricami uzbeki

Consigli utili di viaggio per l’Uzbekistan

  • Documenti e visto: per i cittadini italiani con il passaporto in regola e un soggiorno non superiore a 30 giorni non c’è bisogno del visto.
  • Quando andare: primavera e autunno sono ideali per temperature e luce. D’estate il caldo può essere molto intenso (anche 50 gradi) in particolare tra Khiva e Bukhara.
  • Come vestirsi: capi leggeri e traspiranti, scarpe comode. Nei luoghi religiosi meglio spalle e ginocchia coperte; un foulard nello zaino è utilissimo.
  • Trasporti: il treno veloce tra Samarcanda e Tashkent è comodo ed efficiente.
  • Soldi e pagamenti: il contante resta importante, soprattutto fuori dalle grandi città. Si può pagare spesso in euro ma con piccoli tagli, no monete.
  • Cibo: provate il plov, samsa, lagman e il pane locale. Le porzioni sono spesso abbondanti: condividere è parte dell’esperienza.
  • Acqua: sempre in bottiglia.
  • Connessione: SIM locali facili da acquistare, la rete può essere discontinua nelle zone remote. Il wifi è presente in tutte le strutture.
  • Approccio culturale: gentilezza, rispetto e curiosità aprono porte. L’ospitalità uzbeka è reale: accettate un tè, fate domande, ascoltate le storie.
La nostra guida Dilya Rakhimova
La nostra guida Dilya Rakhimova

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