Conoscevo il Faro di Capel Rosso sull’Isola del Giglio dal 2015 quando andai per un servizio del Tg5 sui beni che l’Agenzia del Demanio aveva appena inserito nel bando di concessione ai privati. L’esterno appariva come oggi e come è stato immortalato in una scena del film “La Grande Bellezza” di Paolo Sorrentino: la torre ottagonale ottocentesca alta 20 mt inserita nel corpo centrale a due piani con le caratteristiche fasce orizzontali bianche e rosse.
All’interno ambienti abbandonati e muri segnati dal tempo. Di fronte, la linea dell’orizzonte marino incredibilmente alta nonostante la posizione sopraelevata dell’edificio e nell’aria il garrito intenso dei gabbiani. A distanza di 11 anni sono tornata a Capel Rosso: il Faro è stato restaurato, i vecchi alloggi dei guardiani sono diventati suite e gli spazi hanno ritrovato nuova vita.

Come raggiungere il Faro di Capel Rosso
Per raggiungere il Faro di Capel Rosso bisogna fare un piccolo sacrificio. Consiglio di viaggiare con bagaglio leggero evitando il trolley. Un’ora di navigazione separa Porto S. Stefano dal Giglio Porto e poi un’altra mezz’ora di auto fino all’estrema punta meridionale dell’isola, dove termina la strada asfaltata tra curve, vigneti eroici e scorci sul mare. Gli ultimi 800 mt si percorrono solo a piedi, 15 minuti di tragitto in discesa lungo una vecchia mulattiera panoramica. In un’epoca in cui tutto dev’essere immediato, accessibile e raggiungibile senza sforzo, s’impone questa breve camminata tra profumi di lentisco, mirto ed elicriso, piante tipiche della macchia mediterranea.

Dal 1883 il Faro si erge come una sentinella nel punto più a sud del Giglio, 90 mt sopra il livello del mare con la sua lanterna rotante e quattro lampi bianchi ogni trenta secondi visibili fino a 23 miglia nautiche, circa 42 km. Si è informati in anticipo di questo disagio iniziale. In alternativa si può arrivare via mare salendo dal punto di approdo lungo una scaletta di pietra oppure, per una clientela più esigente e alto-spendente, è disponibile l’eliporto all’interno della proprietà. Con i permessi in attesa dall’Ente Parco sarà possibile in futuro rendere il sentiero percorribile da una una golf-car elettrica.


Il progetto di riqualificazione
Per oltre un secolo il Faro è stato un avamposto della Marina Militare. Gli alloggi al pianterreno hanno ospitato generazioni di guardiani. L’ultimo, Luigi Baffigi, vi ha vissuto 36 anni fino all’automatizzazione negli anni Ottanta e oggi collabora con la nuova gestione nell’accoglienza dei turisti. Pur lasciando alla Difesa la responsabilità tecnica del segnalamento indispensabile per la sicurezza della navigazione, nel 2016 la concessione ventennale è stata assegnata al progetto delle sorelle Gilda, Veronica e Viola Mura, imprenditrici fiorentine titolari della CSO di Scandicci, azienda leader nella produzione di strumenti oftalmici.

La loro è stata una scommessa dal sapore romantico. I lavori, iniziati nel 2018 sotto la stretta vigilanza della Soprintendenza, sono durati tre anni con un investimento di quasi 2 milioni di euro. Oggi è Viola, 47 anni e una formazione all’Accademia d’Arte, la direttrice del Faro mentre Veronica, 57 anni, si occupa della parte amministrativa.

Quattro suite
Il restauro ha seguito criteri conservativi. Dagli appartamenti dei guardiani sono state ricavate solo quattro suite di 45 mq vista mare, per un totale di quattordici posti letto. I pavimenti sono in pietra originale, gli intonaci tirati a mano, le finestre ampie e a imbotto. A parte la vasca da bagno stile vintage che occupa un angolo della stanza, si è scelta la sobrietà.
Le vecchie taniche di benzina trasformate in comodini, le brande dei guardiani in divani, le lampade ad olio elettrificate, salvagenti e nodi marinari usati come decori alle pareti insieme alle tele d’ispirazione marinara dipinte da Viola Mura. Tra le ultime novità due Jacuzzi esterne lato mare e una terrazza-osservatorio che al tramonto diventa il centro di gravità del Faro.

Fuori dalle finestre c’è sempre e solo il mare. All’alba si colora di rosso e azzurro mentre il pomeriggio acquista riflessi metallici e quando si alza il maestrale assume l’aspetto di un oceano. Di notte le luci artificiali sono pochissime, il cielo si riempie di stelle mentre i lampi del faro si riflettono sulla roccia per poi proiettarsi nell’infinito.

Carla e Davide, i nuovi guardiani del Faro di Capel Rosso
Il Faro di Capel Rosso non sarebbe quello che è senza Carla e Davide Di Corato. Marito e moglie (lei brasiliana di Brasilia, lui originario di Torino) hanno lasciato il Lago di Garda per trasferirsi sul mare dieci mesi l’anno e curare l’accoglienza degli ospiti, dal check-in check-out, all’organizzazione delle varie attività, alla cucina. Il soggiorno (costo medio 800 euro a notte per stanza) prevede la mezza pensione.


Non esiste un menù fisso, ogni cena (servita all’aperto o al chiuso a seconda del meteo) è un percorso costruito da Davide in base ai prodotti freschi disponibili: pasta al pesce, caciucco, palamita alla gigliese, panficato (dolce tipico di fichi secchi, noci, mandorle e cioccolato). La carta dei vini, accanto ad eleganti vermentini contempla l’Ansonaco, vitigno autoctono di cui è piena l’isola, tra cui l’esclusivo Caperrosso dedicato al Faro e prodotto dall’azienda Fontuccia: di un giallo ambrato e dal gusto secco è il vino-simbolo del Giglio, frutto di una viticoltura eroica che da secoli si arrampica sui terrazzamenti a picco sul mare.

La prima colazione segue la stessa filosofia: non c’è un buffet ma prodotti serviti a tavola: affettati, formaggi, pane integrale, uova strapazzate, macedonia di frutta fresca, miele dell’isola, yogurt fatto in casa e tanti piccoli e gustosi dolcetti preparati da Davide. E’ disponibile anche un cestino da consumare a pranzo con le vivande della colazione.

Cosa fare nel Faro
Se si vuole, nulla. Anche perché il wi-fi traballa così come la linea telefonica. Per chi invece ama muoversi esistono varie opzioni extra: percorsi a piedi dal Faro al Giglio Castello oppure l’escursione con Marina Aldi, storica guida ambientale dell’Arcipelago Toscano che vi propone anche il prodigioso olio di lentisco da lei prodotto.

Si può circumnavigare lentamente l’isola con il gozzo ben attrezzato della bravissima Cecilia Ferraro facendo il bagno nelle calette più suggestive raggiungibili solo via mare, pranzare al ristorante sulla spiaggia delle Cannelle, visitare i piccoli produttori di miele e olio extravergine, fare degustazioni tra i vigneti biologici sospesi, praticare snorkeling direttamente dall’approdo del Faro provvisto di scaletta con pinne e maschera (viene fornita tutta l’attrezzatura compreso il costume per chi lo ha dimenticato).

Numerose le iniziative proposte negli anni anche per chi non alloggia nella struttura: dalle rassegne di cinema e musica alle serate letterarie. Presto il Faro potrebbe diventare un osservatorio dotato di telescopi professionali per ammirare le suggestive notti stellate che il cielo dell’isola regala. L’obiettivo è renderlo una destinazione per quattro stagioni dove praticare anche yoga, meditazione, trekking.
La stagione di apertura del Faro di Capel Rosso è normalmente da Pasqua (metà aprile) a ottobre. Ma sotto Capodanno, in base alle richieste, si possono organizzare pacchetti speciali e aperture straordinarie.

Ti è piaciuto Dormire in un faro: Capel Rosso sull’Isola del Giglio? Leggi anche:
Viaggio a Ginevra tra scienza, cioccolato e diplomazia
La Posta di Bagno Vignoni: imparare a dormire bene con lo Sleep Well Retreat
Islanda d’inverno: il mio itinerario nel Sud dell’isola senza spendere una fortuna, tra ghiaccio e aurore boreali