Un giro antiorario dell’isola che ha nell’aria pura, nella brughiera punteggiata di pecore e mucche e nella bassissima densità di popolazione i suoi punti di forza. Una cavalcata di 1.830 chilometri in 9 giorni, dall’aeroporto di Dublino verso Belfast e la costa dell’Irlanda del Nord, poi giù lungo l’Atlantico, attraverso Connemara, Galway, le Cliffs of Moher, Dingle, il Ring of Kerry e Killarney, prima di tornare nella capitale.
L’Irlanda è soprattutto paesaggio ricoperto di un verde quasi fluorescente che cambia tonalità con le nuvole e il sole. Campi divisi da muretti di pietra, brughiere, torbiere, laghi scuri e improvvisi scorci sull’Atlantico. E poi greggi che pascolano a pochi metri dalle strade, spesso molto strette.

Irlanda: Brú na Bóinne, cinquemila anni di storia
Prima di puntare verso Belfast, il viaggio inizia facendo un salto indietro di oltre cinquemila anni. Nella valle del fiume Boyne, Brú na Bóinne, sito Patrimonio Unesco, è uno dei più importanti complessi archeologici preistorici d’Europa con le grandi tombe a corridoio di Newgrange, Knowth e Dowth. La più famosa, Newgrange, risale al 3.200 a.C., prima delle piramidi egizie e di Stonehenge: si presenta come un enorme tumulo circolare ricoperto d’erba, rivestito da pietre incise.

Nei giorni vicini al solstizio d’inverno la luce del sole nascente penetra da una piccola apertura, percorre lo stretto corridoio e illumina per pochi minuti la camera funeraria. Consiglio di prenotare online con largo anticipo la visita guidata che è obbligatoria per poter accedere al sito.


Belfast, dove i muri raccontano la storia
Belfast appare oggi vivace e giovane ma basta allontanarsi dal centro per ritrovare le tracce dei Troubles, il conflitto che per trent’anni, fino agli accordi di pace del 1998, ha contrapposto cattolici nazionalisti, favorevoli alla riunificazione dell’Irlanda e protestanti unionisti, decisi a rimanere nel Regno Unito. Una stagione di violenze che ha provocato 3.600 morti.

Per comprenderla bisogna andare a Falls Road (i cui cancelli si chiudono ogni sera) e Shankill Road, due strade quasi parallele e per decenni appartenute a mondi opposti. In mezzo sopravvivono tratti delle Peace Walls, costruite per separare le due comunità. E poi i murales politici: volti, bandiere, martiri, prigionieri. Sul lato repubblicano compare Bobby Sands, morto nel 1981 dopo 66 giorni di sciopero della fame.

Sull’International Wall la causa irlandese si intreccia con altre battaglie politiche del mondo mentre sul versante unionista cambiano simboli ed eroi. Sembra street art ma questi muri non decorano Belfast, ne raccontano soprattutto le ferite. Tutta l’area si può visitare prenotando un tour con i black cab, i tipici taxi neri, oppure a piedi con una guida.


Belfast è anche la città dei grandi cantieri navali. È nell’arsenale di Harland & Wolff che fu costruito il Titanic. Il Titanic Belfast, spettacolare edificio contemporaneo sorto accanto agli scali dove la nave prese forma, inaugurato nel 2012 (in occasione del centenario dal naufragio), propone una visita immersiva tra la Belfast industriale di inizio Novecento, la costruzione del transatlantico, le cabine delle diverse classi e il tragico affondamento.


E’ un viaggio attraverso la città che costruì il Titanic. Nel canale adiacente al museo si trova ancora il Nomadic, la copia più piccola del Titanic, realizzato come tender della nave ammiraglia. Imperdibile il bookshop: ho comprato magliette, un cappellino e la copia di bigiotteria della celebre collana di Rose nel film Titanic, il mega zaffiro a forma di cuore.
https://www.titanicbelfast.com/



Dal Giant’s Causeway a Derry
Lasciata Belfast si punta la costa settentrionale dove si trovano The Dark Hedges, un tunnel naturale di faggi secolari, il ponte sospeso di Carrick-a-Rede e il Giant’s Causeway, il Selciato del Gigante: decine di migliaia di colonne di basalto geometriche, intervallate da scogliere squadrate ricoperte d’erba color lime che scendono verso il mare come una gigantesca scalinata naturale.
Poco più avanti, aggrappate alla roccia sull’oceano, le rovine di Dunluce Castle.


Tappa successiva Derry o Londonderry a seconda che a pronunciarne il nome sia un nazionalista o un unionista. Nel quartiere cattolico del Bogside la scritta You Are Now Entering Free Derry introduce a un altro luogo simbolo dei Troubles.


Qui il 30 gennaio 1972 si consumò il Bloody Sunday: i paracadutisti britannici aprirono il fuoco durante una manifestazione per i diritti civili uccidendo tredici persone, tra cui alcuni minori, e un’altra morì in seguito per le ferite.
I murales ne mantengono viva la memoria. Sulle antiche mura del centro storico cambia invece l’atmosfera: pub e musica dal vivo riportano rapidamente al più tipico spirito irlandese.

L’Irlanda selvaggia dell’Atlantico
Da qui comincia la grande cavalcata lungo l’Atlantico. Achill Island è brughiera, spiagge battute dal vento e prati che sembrano precipitare nell’oceano. Poi Killary Fjord, la scenografica Kylemore Abbey (residenza nobiliare ben conservata) e il Connemara National Park.

Prima di Galway vale la pena fare una deviazione sulla Sky Road, nei dintorni di Clifden: 16 km tra torbiere, muretti a secco, isole e affacci spettacoli sull’oceano.

Dopo tanta natura Galway è un’improvvisa esplosione di colore e di vita. Il suo skyline è segnato dalle casette colorate affacciate sulla foce del Corrib, mentre il Latin Quarter è un dedalo di stradine pedonali, ristoranti e pub animati: basta entrare in uno dei numerosi locali per ritrovarsi a bere la classica Guinness davanti a una jam session.
E’ importante prenotare la cena con largo anticipo, soprattutto d’estate, ristoranti e pub sono spesso sold out già nel pomeriggio. Ad Eyre Square di trovano la targa e il monumento dedicati a John F. Kennedy, il presidente americano, irlandese al 100%.

Dopo Galway si prosegue verso le Cliffs of Moher. Con un po’ di fortuna si possono vedere nitidamente sotto il sole, ma anche avvolte dalla nebbia conservano intatto il loro fascino: pareti verticali di roccia che precipitano nell’Atlantico, faraglioni e isolotti all’orizzonte.

Traghettata l’auto in 20 minuti di navigazione da Killimer a Tarbert (si risparmiano circa 400 km di strada) si raggiunge la penisola di Dingle, tra Conor Pass, Slea Head, Dunquin Pier e piccoli villaggi colorati. Poi il Ring of Kerry con una sorpresa: le poco conosciute Cliffs of Kerry, vicino a Portmagee. Pareti di roccia scura alte oltre 300 metri, più selvagge e meno affollate delle Cliffs of Moher, con lo sguardo che nelle giornate limpide arriva fino alle Skellig Islands.



Pochi chilometri e il mare scompare. Il Killarney National Park mostra un’Irlanda diversa, fatta di montagne, boschi, rocce modellate dalle glaciazioni e laghi scurissimi.
Uno dei panorami più belli è Ladies View, affacciato sull’Upper Lake e sulle montagne. Il nome risale alla visita della regina Vittoria nel 1861, quando le sue dame di compagnia rimasero incantate dal panorama.

Verso Dublino
Lasciato il Kerry, il viaggio vira a est. La città di Cork, giovane e universitaria, ha nell’English Market il suo cuore più goloso.


Poco distante Cobh regala una delle cartoline più fotografate d’Irlanda: il Deck of Cards, la fila di casette color pastello che scende lungo la collina sotto la cattedrale neogotica di St Colman’s.



Cobh fu anche uno dei principali porti dell’emigrazione irlandese verso l’America e l’ultimo scalo del Titanic. Nell’entroterra la Rock of Cashel appare quasi sospesa su uno sperone di roccia mentre Kilkenny, con le strade medievali e l’imponente Castello normanno è l’ultima sosta prima della capitale.


Dublino, tra rivoluzione, libri e musica
Dopo 1.830 chilometri il cerchio si chiude a Dublino. La storia irlandese è segnata da circa otto secoli di dominazione inglese iniziata con l’arrivo degli anglo-normanni nel XII secolo.
Con la Easter Rising del 1916 e l’occupazione del General Post Office di O’Connell Street prese forza a Dublino il processo che avrebbe portato all’indipendenza: nel 1922 nacque lo Stato Libero d’Irlanda e nel 1949 il Paese divenne formalmente una Repubblica.

Il Trinity College fondato nel 1592, custodisce nella Old Library il prezioso Book of Kells, manoscritto miniato realizzato intorno all’anno 800. La celebre Long Room è oggi interessata da un importante restauro e molti dei suoi 200 mila volumi sono stati temporaneamente rimossi.
Poco distanti le due grandi cattedrali: Christ Church Cathedral, fondata nell’XI secolo dai vichinghi e St Patrick’s Cathedral, dove fu decano Jonathan Swift, l’autore dei Viaggi di Gulliver.

Temple Bar è l’area turistica del divertimento: strade acciottolate, facciate colorate e pub con musica live già dal pomeriggio. Qui si trova il Wall of Fame dedicato ai grandi nomi della musica irlandese, dagli U2 a Sinéad O’Connor ai Cranberries, e poco distante gli STS Studios di registrazione.

A Merrion Square si trova invece Oscar Wilde, la cui statua colorata è distesa ironicamente su una roccia di quarzo,di fronte alla casa georgiana dove trascorse parte della giovinezza.


Tra le attrazioni la Guinness Storehouse (che personalmente non ho visitato), nello storico complesso di St James’s Gate: un’esperienza immersiva tra produzione, storia e pubblicità della stout più famosa del mondo, compresa una degustazione finale al Gravity Bar con vista a 360 gradi su Dublino.
Nei paraggi vale una visita la Roe & Co Distillery dove provare l’Irish Coffee: caffè caldo, whisky, zucchero e panna.


La ricetta nacque negli anni Quaranta a Foynes per ridare calore ed energie ai passeggeri infreddoliti dei primi voli transatlantici.
Irlanda: cosa si mangia
La cucina irlandese è semplice e sostanziosa. Nei pub non manca quasi mai la soup of the day, spesso accompagnata dal soda bread imburrato, mentre sulla costa domina la seafood chowder, cremosa zuppa di pesce e molluschi. Poi gli immancabili fish and chips e gli hamburger di angus irlandese dalle porzioni generose.

Per una cena a Dublino consiglio The Bank on College Green, uno dei locali più scenografici della città, ricavato in un’antica banca vittoriana che conserva il grande salone con soffitti decorati, colonne e mosaici.
https://www.bankoncollegegreen.com/
Il meteo: quattro stagioni in un giorno
In Irlanda il meteo è parte del viaggio, cambia continuamente alternando pioggerellina, nuvole, vento e improvvise schiarite anche nell’arco di poche ore. In estate le temperature restano decisamente più basse rispetto all’Italia, intorno ai 17-18 gradi di media il giorno, fondamentale vestirsi a cipolla per essere sempre pronti a un cambio climatico.
Ma è proprio questa alternanza di pioggia e sole a regalare al paesaggio quella luce mutevole e quel verde quasi fluorescente che accompagna tutto il viaggio.

Informazioni pratiche
Come arrivare in Irlanda
Dall’Italia l’Irlanda è facilmente raggiungibile con voli diretti. La compagnia di bandiera Aer Lingus collega Roma Fiumicino a Dublino e offre collegamenti anche da altre città italiane, mentre Ryanair, compagnia irlandese che ha proprio a Dublino la sua principale base operativa, garantisce un’ampia scelta di rotte dall’Italia.
Per un viaggio on the road come quello che ho fatto io la soluzione più comoda è volare su Dublino, noleggiare l’auto direttamente in aeroporto e riconsegnarla qui al termine del giro dell’isola. Da non dimenticare: in Irlanda, come in Irlanda del Nord, si guida a sinistra.

Dove dormire
L’Irlanda non è una destinazione economica e l’alloggio rappresenta una delle voci che incidono maggiormente sul budget, soprattutto in agosto e nelle località più turistiche.
Per contenere i costi, una buona soluzione sono le numerose guest house, spesso piccole strutture a gestione familiare, semplici ma accoglienti e in molti casi dotate di parcheggio, elemento da non sottovalutare viaggiando in auto.

Nelle città, invece, una valida alternativa sono gli hotel della catena Leonardo, senza fronzoli ma confortevoli e soprattutto in posizione centrale. La catena è presente a Belfast, Dublino, Galway e Cork.
Se si viaggia in alta stagione bisogna prenotare con largo anticipo. Non soltanto per trovare tariffe migliori, ma perché nelle località più piccole lungo la Wild Atlantic Way l’offerta di camere non è infinita e le sistemazioni con un buon rapporto qualità-prezzo sono le prime a esaurirsi.


Noleggiare l’auto
Per scoprire davvero l’Irlanda l’auto è quasi indispensabile, soprattutto se si vuole percorrere la Wild Atlantic Way e raggiungere scogliere, parchi e piccoli villaggi lontani dalle direttrici principali. Sia nella Repubblica d’Irlanda sia in Irlanda del Nord si guida a sinistra.
Se non si è abituati può essere utile scegliere un’auto con cambio automatico, così da concentrarsi soltanto sulla guida e, soprattutto, sulle numerose rotatorie. Fuori dalle arterie principali le strade diventano spesso molto strette, tortuose e delimitate da muretti di pietra o alte siepi tanto che in alcuni tratti due auto riescono a passare a fatica.

E non è raro ritrovarsi davanti una pecora, una mucca o un trattore: 50 o 60 km di da percorrere possono richiedere molto più tempo del previsto soprattutto nel Connemara, nel Kerry o lungo le strade panoramiche della costa.
Un’ultima attenzione: nella Repubblica le distanze e i limiti sono indicati in chilometri, mentre in Irlanda del Nord si passa a miglia e miglia orarie.
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