Quattro anni fa, nel settembre 2021, poco dopo la riapertura dei confini post-pandemia, ho fatto un breve viaggio in Giordania con il tour operator Quality Group, focalizzato su Petra: un’esperienza rapida ma intensa che ho descritto in questo articolo.
Vedere una delle Sette Meraviglie del mondo antico con pochissimi turisti è stato un vero privilegio e un’esperienza a mio parere mistica per la potenza immersiva del percorso.

L’ente del turismo giordano mi ha proposto di tornare per raccontare un itinerario più ricco con tappe nei siti Unesco e alcune novità assolute come il deserto bianco Wadi al Dahek, appena inserito in alcuni tour e destinato a diventare uno dei luoghi più fotografati del Paese. Un viaggio che non solo mi ha fatto “ritrovare” la Giordania e godere nuovamente di Petra – questa volta da un’altra angolazione – ma mi ha fatto scoprire davvero per la prima volta questo Paese così affascinante.

Jerash: la Porta d’Oriente e la “Pompei del Medio Oriente”
Il mio itinerario è iniziato con una perla assoluta e inaspettata: Jerash, la splendida città romana del II sec. d. C., a 50 km da Amman.Circondata da colline ricoperte di ulivi e inglobata nella moderna città di Gerasa, questo sito archeologico è tra quelli conservati meglio al mondo. Si accede dall’imponente Arco di Adriano, la porta d’ingresso di un museo a cielo aperto sorprendente per estensione e integrità (la chiamano la “Pompei del Medio Oriente”) con cardo e decumano in caratteristico basolato romano, colonnati, 2 teatri, 3 chiese paleocristiane, un’agorà ottagonale, ninfei e l’ippodromo capace di ospitare 15.000 persone.

Consiglio la visione al tramonto e dal sopraelevato Tempio di Zeus dell’immensa piazza ellittica delimitata da 56 colonne perfettamente allineate, uno dei luoghi più rappresentativi di tutta la Giordania. La pietra calcarea diventa color miele e tutta la struttura sembra una corona poggiata sulla città.
Anche per questo Jerash viene definita “la città dalle mille colonne”. Nel vicino villaggio di Souf ci siamo fermati per una tappa gastronomica presso la famiglia Beit Khairat che ha trasformato la sua casa e il giardino in un ristorante di cucina tradizionale con la possibilità di partecipare anche a delle cooking class.

Salt: una città di pietra dorata sospesa nel tempo
A mezz’ora da Amman c’è la cittadina di Salt, per secoli un importante centro commerciale e per un breve periodo prima capitale della Giordania. Il suo centro storico è diventato sito Unesco per le case ottomane di fine Ottocento in pietra gialla, balconi intagliati, scalinate, archi e cortili che raccontano un passato cosmopolita e vivace.
Da vedere il piccolo mercato coloratissimo e la casa-museo dell’ex sindaco Abujab, mentre i tanti vicoli conducono a terrazze panoramiche.Un intreccio di architetture, memorie e profumi che racconta una Giordania più intima e lontana dai circuiti turistici classici. In città sono attivi vari b&b realizzati nelle antiche case oggi patrimonio Unesco.

Wadi al Dahek: il deserto bianco che sta conquistando i viaggiatori
Tra le esperienze più inedite del mio itinerario quella nel deserto bianco, o Wadi al Dahek, una delle aree naturali meno conosciute del Paese.
Qui la sabbia non è rossa come nel Wadi Rum ma bianchissima, quasi fluorescente. Le formazioni di gesso, levigate dal vento, creano onde, pinnacoli e canyon che cambiano colore a seconda dell’ora del giorno: dal latteo dell’alba al dorato del tramonto.

È un luogo dall’aspetto lunare, raggiungibile dalla strada principale percorrendo 7 km off road: silenzioso, quasi irreale, ideale per trekking, fotografia e tour in 4×4. A rendere tutto ancora più intrigante è la presenza di fossili marini di 60-70 milioni di anni fa: conchiglie, spugne, denti di squalo. Resti di un antico mare che ricopriva la regione. Il nome Dahek significa “sorridente” e non è casuale. Dall’alto questo deserto sembra una bocca che ride con i suoi “denti bianchi” che spiccano nella distesa nera di basalto circostante.

Il Castello di Amra e l’Oasi di Azraq: acqua, affreschi e fauna
Sulla strada verso il deserto bianco si incontra uno dei siti più storici della Giordania: il Castello di Amra, un piccolo palazzo omayyade del VII-VIII sec. d. C. oggi patrimonio Unesco. Più che una fortezza era un rifugio per carovane, dotato di hammam, sale di rappresentanza e affreschi di straordinaria modernità. Scene di caccia, animali, figure mitologiche, una rappresentazione dello zodiaco e persino donne senza veli: un unicum nel panorama dell’arte islamica.

Poco distante si trova l’oasi di Azraq, uno degli ecosistemi più particolari del Paese: una zona un tempo umida, fondamentale per la migrazione degli uccelli (280 le specie registrate), ora mantenuta artificialmente dopo decenni di prosciugamento per fornire acqua alle città. Camminare sul marsh trail lungo 1,5 km, tra capanni di osservazione e canneti è un’immersione nella natura più fragile e preziosa della Giordania. Nei pressi della riserva si trova l’Azraq Lodge, un vecchio ospedale militare britannico degli anni ’40 riconvertito in hotel.

Madaba, Monte Nebo e Macheronte: la Giordania dei luoghi biblici
Madaba è conosciuta come la città dei mosaici. Sul pavimento della chiesa ortodossa di San Giorgio si trova il famoso mosaico della mappa della Palestina, datato VI secolo d.C., una delle rappresentazioni geografiche più antiche al mondo con ben 157 località raffigurate e oltre 2 milioni di tessere utilizzate.

Nel centro storico accanto alla chiesa, un’abitazione del primo Novecento è stata trasformata in un piccolo villaggio dedicato all’ospitalità, Haret Jdoudna, con ristoranti, caffè, botteghe artigiane e un souk tradizionale. Tappa fondamentale del pellegrinaggio nei luoghi biblici, a breve distanza da Madaba, il Monte Nebo, dove secondo la tradizione, Mosè avrebbe visto per la prima volta la Terra Promessa.

La basilica bizantina con i suoi mosaici policromi, è uno dei luoghi spiritualmente più suggestivi della Giordania. Sul monte, da qualche parte, dovrebbe trovarsi anche la tomba mai rinvenuta di Mosè che morì nel 1300 a.C. all’età di 120 anni. Scendendo verso sud si raggiunge la zona di Mukawir o Macheronte dove si erge a 1100 mt di altezza la fortezza di Erode il Grande risalente al 30 a.C., passata poi al figlio Erode Antipa e famosa per la prigionia e la decapitazione di Giovanni Battista.
Secondo la narrazione biblica, la figlia di Erodiade Salomè, chiese e ottenne la testa del profeta durante una festa nel palazzo. Le rovine si affacciano su un panorama potente, fatto di colline brulle e bagliori del Mar Morto.

Petra: come vivere un’esperienza più autentica nella città rosa
Petra merita pagine e pagine, ma soprattutto merita tempo, almeno un’intera giornata. Per un’esperienza più immersiva e fisicamente meno impegnativa (si risparmiano due ore di cammino), il mio consiglio è di entrarvi da Piccola Petra. Si arriva al punto di partenza del back trail con uno shuttle e da lì inizia il trekking che in 5 km super-panoramici porta al Monastero: un cammino tra canyon silenziosi, altopiani e panorami vastissimi.Poi si scendono (invece di salire) i famosi 800 gradini, tra botteghe, asinelli e profumo di tè alla menta fino a raggiugere l’agognato Tesoro che appare con la stessa magia della prima volta.

Per “la foto” che vale il viaggio mettetevi con le spalle al Siq, la gola di arenaria rossa lunga 1 km, stretta e alta fino a 200 mt. Alla vostra destra c’è un parapetto rialzato. In cambio di una piccola mancia i ragazzi locali vi danno una mano a salire e scattano foto e video perfetti. Petra, capitale del popolo Nabateo, risale al I sec. a. C. e custodisce ben 800 edifici ma solo il 10% della sua estensione è stato scoperto.

Da non perdere lo spettacolo serale “Petra by night” con proiezioni in videomapping e oltre 1500 candele accese manualmente ogni sera lungo il Siq. Consiglio anche una breve visita del Petra Museum, all’ingresso del sito archeologico, aperto nel 2018. A 12 km di distanza segnalo l’Hayat Zaman Hotel & Resort Petra, un villaggio rurale del XIX secolo trasformato in hotel diffuso. Può essere un’alternativa agli alberghi delle catene tradizionali per vivere un’esperienza più autentica.

Wadi Rum: dormire sotto le stelle e volare in mongolfiera all’alba
Il Wadi Rum è uno dei deserti più iconici del mondo: sabbia rossa, montagne di arenaria, pinnacoli artistici e un paesaggio sempre mutevole. È anche il luogo che più assomiglia al pianeta rosso, tanto da essere utilizzato per simulazioni spaziali di future missioni umane su Marte e set cinematografici. Su queste dune sono stati girati Lawrence d’Arabia, The Martian e Dune.

Per vivere il deserto in modo più immersivo è preferibile arrivare al tramonto e alloggiare in una Ufo Room o Bubble room del Luxotel. Sono strutture geodetiche di forma circolare con la cupola trasparente e il cielo stellato come soffitto. Alcuni alloggi propongono l’esperienza dello “stargazing”, osservare le stelle in modo professionale con telescopi digitali e l’aiuto di una guida.

Ho visto per la prima volta in modo netto gli anelli di Saturno e alcune costellazioni non visibili a occhio nudo. All’alba, vento permettendo, con la compagnia Balloons over Rum, ho volato in mongolfiera sul deserto: si tratta di una novità per il Wadi Rum, il servizio è operativo da 2-3 anni ma viene effettuato da una società con decennale esperienza di voli in tutto il mondo.
Un’ora di sospensione totale, con il sole che sorge, la luna ancora visibile e altre mongolfiere che fluttuano come punti colorati nel cielo, in un silenzio irreale rotto solo dal getto di aria calda immesso nel pallone.

Il punto di decollo e atterraggio non è mai lo stesso, viene scelto di giorno in giorno, le operazioni sono precedute da un briefing ma tutto avviene in modo molto sicuro e naturale. Il rientro a terra è dolce, poi i palloni vengono sgonfiati velocemente e ricaricati sulle jeep. E’ sicuramente uno dei momenti più emozionanti di tutto il viaggio.

Mar Morto: l’esperienza del galleggiamento e dei fanghi minerali
Il Mar Morto è considerato la più grande SPA naturale del mondo. Tappa ideale per rilassarsi dopo il viaggio tra deserti e archeologia. Siamo nel punto più basso della terra, a 400 mt sotto il livello del mare e dall’altra parte di quello che somiglia di più a un lago si vedono le luci di Israele. L’acqua è densa e oleosa per l’elevata salinità (il 23%, 10 volte più degli oceani) non consente la sopravvivenza di pesci ma solo di microrganismi e le temperature sono più alte di 10 gradi rispetto al resto del Paese.

Decisamente insolita l’esperienza del bagno perché si galleggia senza alcuno sforzo, come essere dentro un ambiente in assenza di gravità. Prima ci si ricopre di fanghi minerali che rendono la pelle liscia e levigata e poi ci si immerge facendo attenzione a non bagnare volto e occhi.
L’acqua così salata ha un effetto drenante e purificante. Consiglio di acquistare qui i prodotti cosmetici a base di sali e fango da riportare anche come souvenir. Ce n’è un’ampia scelta per tutti i tipi di pelle.

Amman: perché la capitale giordana merita (davvero) una sosta
La capitale Amman può essere la prima o l’ultima tappa del viaggio. Ma va assolutamente visitata e mai saltata. Più che una città è una metropoli da 5 milioni di abitanti (su un totale complessivo in tutta la Giordania di 12 milioni) caotica, vibrante, stratificata. Se Roma è famosa per i sette colli, Amman lo è per i sette monti che la rendono molto articolata.
Cresciuta in modo esponenziale dal 1946 quando divenne capitale del Regno di Giordania (anno dell’indipendenza dal Regno Unito) ha accolto nei decenni milioni di profughi palestinesi, siriani e iracheni. In un intrecciarsi di cavalcavia a svariate corsie il nuovo e l’antico si fondono.

Da una parte svettano i grattacieli del Boulevard Abdali, il volto più moderno di Amman, dove si concentrano le grandi catene alberghiere, i magazzini per lo shopping e la movida: gli abitanti amano passeggiare soprattutto la sera quando fa più fresco lungo il corso pedonale brulicante di ristoranti e negozi.
Weibdeh è il quartiere borghese dove vivono espatriati, stranieri e diplomatici mentre Rainbow Street è famosa per l’architettura colorata e l’atmosfera vivace. C’è poi l’anima più araba di Amman, il mercato, con il profumo di spezie e i siti archeologici, parte integrante del tessuto urbano.

La Cittadella si trova sulla collina più alta. Un luogo di importante valore storico con resti romani, bizantini e islamici. Le colonne del Tempio di Ercole, costruito sotto Marco Aurelio, si ergono come sentinelle davanti all’immensità della città bianca che si apre a 360 gradi sotto i nostri occhi, senza soluzione di continuità. A interrompere il tappeto di case la bandiera gigante alta 126 mt dove si trova il quartier generale del Re di Giordania.

Consiglio di fare questa escursione, se possibile, il venerdì durante la preghiera del mezzogiorno, quando le voci dei muezzin sparsi nella città intonano l’Adhan creando un effetto sonoro avvolgente. Da visitare il Museo della Cittadella che custodisce reperti anche di epoca preistorica.
Lo avvistate già dall’alto il Teatro Romano incastonato tra i palazzi moderni ma entrarvi dentro è un’altra cosa: un anfiteatro del II sec. d.C. in grado di accogliere fino a 6 mila spettatori. Oggi ospita concerti e rappresentazioni, ai suoi lati due piccoli musei etnici sulla vita quotidiana in Giordania.

Il ristorante Um Khalil propone una pausa gastronomica originale con cooking class per imparare a cucinare la makluba, il piatto nazionale a base di riso, pollo, melanzane, cavolfiori, pomodori e cipolle. Molto scenografica la sua preparazione e il capovolgimento finale della pentola.


Come raggiungere la Giordania
Voli diretti da Roma e Milano per Amman con Royal Jordanian, la compagnia di bandiera

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