Sono salita a bordo del Royal Clipper dopo aver navigato già due volte sullo Star Flyer, il quattro alberi della flotta Star Clippers, ai Caraibi e nel Sud-est asiatico.
Un passaggio quasi naturale verso l’ammiraglia della compagnia: il più grande veliero a cinque alberi e vele quadre del mondo, entrato nel Guinness World Record e progettato per riportare in mare il fascino della navigazione d’altri tempi.
Questa volta l’itinerario ha attraversato il Mediterraneo, in particolare l’Adriatico, da Venezia alle coste della Croazia e del Montenegro, lungo una rotta dove il vento può essere il vero motore del viaggio.

Se vi siete persi i miei due precedenti racconti, li trovate qui:
Caraibi a bordo dello Star Flyer
https://www.sorellesumarte.it/viaggi/americhe/caraibi-star-clippers-2024/
Nel Sud-est asiatico con Star Clipper
https://www.sorellesumarte.it/viaggi/asia/star%E2%80%91clipper-vacanze-veliero/
Chi ha navigato su un veliero Star Clippers sa che esiste un momento preciso in cui il viaggio comincia davvero. Non coincide con l’imbarco, né con la partenza dal porto.
Arriva qualche ora dopo, quando le prime note di Conquest of Paradise di Vangelis si diffondono dagli altoparlanti del ponte superiore: l’equipaggio prende posizione lungo gli alberi e il comandante ordina di issare le vele. È una scena che avevo già vissuto, ma l’emozione si ripete ogni volta.

La partenza da Venezia
Dal terminal di San Basilio il Royal Clipper lascia Venezia attraversando il Canale della Giudecca. È una delle pochissime navi autorizzate a percorrere questo tratto della laguna. Piazza San Marco, Punta della Dogana, le cupole della Salute scorrono lentamente a pochi metri di distanza.
Una volta raggiunto il mare aperto, il rito si ripete. Quarantadue vele si dispiegano una dopo l’altra mentre l’equipaggio si muove con precisione coreografica. Le cime scorrono veloci, gli alberi iniziano a riempirsi di tela e quando il vento lo consente i motori si spengono.

Le vibrazioni spariscono, resta il rumore dell’acqua che scorre lungo lo scafo e del vento che gonfia le vele. Nei giorni migliori si naviga così, affidandosi alla forza della natura; i motori si accendono solo per le manovre in porto o quando il vento cala.
Durante la mia settimana di navigazione l’Adriatico ha mostrato anche il suo aspetto più duro. Una notte il mare ha raggiunto i 45 nodi, con raffiche così violente da strappare tre vele e onde che si infrangevano sugli oblò delle cabine. Ma il Royal Clipper ha continuato la sua traversata senza scomporsi. Lo scafo in acciaio assorbe il moto del mare con una stabilità sorprendente e quel leggero rollio che si avverte in cabina finisce per conciliare il sonno.

Royal Clipper: l’ammiraglia dei record
Il Royal Clipper non è semplicemente la nave più grande della flotta Star Clippers. Con i suoi 134 mt di lunghezza, oltre 5.000 mq di superficie velica e un albero maestro alto 54 mt, è il più grande veliero a cinque alberi e vele quadre oggi esistente.
La sua storia nasce dalla passione dell’imprenditore e navigatore svedese Mikael Krafft che ha voluto ricostruire in chiave moderna il leggendario Preussen, il più grande veliero mai costruito all’inizio del Novecento e andato perduto nel 1910 dopo una collisione nel Canale della Manica. Varato nei cantieri di Rotterdam nel 2000 il Royal Clipper conserva l’eleganza dei grandi clipper storici, ma con tutti gli standard di comfort contemporanei.
Può ospitare fino a 228 passeggeri distribuiti in 112 cabine.

Durante la mia crociera eravamo 171 provenienti da 14 Paesi diversi, la metà repeaters, viaggiatori che tornano anno dopo anno proprio per questo modo diverso di vivere il mare. I membri dell’equipaggio sono 107 da 13 paesi con grande prevalenza di filippini.
L’atmosfera è totalmente diversa rispetto a quella delle grandi navi da crociera. Non esistono ascensori, soltanto scale; non ci sono turni obbligatori per i pasti, né file ai buffet o lettini occupati all’alba. Gli spazi comuni sono raccolti, il rapporto con l’equipaggio è diretto e dopo pochi giorni ci si riconosce quasi tutti.

L’interno della nave sorprende quanto il suo profilo esterno. L’atrio si sviluppa su tre livelli fino al ristorante, illuminato dalla luce naturale che filtra attraverso il fondo trasparente di una delle tre piscine.
Molto particolare è la Captain Nemo Spa, collocata sotto la linea di galleggiamento, dove gli oblò permettono di osservare il mare da una prospettiva sottomarina.

L’itinerario nell’Adriatico
Il porto di partenza è Venezia con una prima sosta a Pesaro, porta d’accesso per un’escursione a San Marino. Poi il Royal Clipper attraversa l’Adriatico puntando verso la Croazia.
A Šibenik ho scelto l’escursione al Parco Nazionale di Krka, famoso per le cascate scenografiche, mentre prima di raggiungere Dubrovnik è prevista una sosta balneare davanti all’isola di Lopud, dove il veliero getta l’ancora in una baia dalle acque trasparenti.

Dubrovnik resta una delle città simbolo della costa dalmata con le sue mura medievali, i tetti in pietra chiara e il mare che circonda il centro storico. La tappa successiva è Kotor in Montenegro. Alle sette del mattino conviene essere già sul ponte: il Royal Clipper entra nelle Bocche di Cattaro, uno dei paesaggi più spettacolari del Mediterraneo.

L’ingresso nelle Bocche di Cattaro
L’ingresso nelle Bocche di Cattaro può valere il viaggio. Il veliero rallenta mentre il mare si insinua sempre più all’interno della costa montenegrina. Le montagne sembrano chiudersi attorno alla nave e il paesaggio assume l’aspetto di un grande lago alpino, qualcuno lo definisce impropriamente un fiordo. In realtà si tratta di una profonda insenatura a forma di bocca scavata da un antico fiume, ma l’effetto scenografico è sorprendente.

Dal ponte principale si vedono piccoli villaggi in pietra, campanili in stile veneziano e palazzi storici. Il Royal Clipper procede lentamente fino a Kotor, racchiusa tra il mare e una poderosa cinta muraria che si arrampica lungo la montagna fino alla fortezza di San Giovanni.

È una delle città medievali meglio conservate dell’Adriatico, patrimonio mondiale dell’Unesco. Ma è anche una delle località più afflitte dall’overtourism e personalmente ho trovato la passeggiata in città estenuante. Nei piccoli vicoli zeppi di negozietti di souvenir era praticamente impossibile camminare nei due sensi di marcia.

Più godibile il vicino borgo di Perast: lungo il piccolo porticciolo ci si imbarca su uno dei battelli per visitare l’isola artificiale di Nostra Signora delle Rocce, costruita nei secoli sovrapponendo migliaia di pietre e vecchie imbarcazioni. La piccola chiesa custodisce dipinti, ex voto e testimonianze della tradizione marinara delle Bocche di Cattaro. Poco distante emerge l’isola di San Giorgio, completamente ricoperta di cipressi e occupata da un monastero benedettino ma non accessibile al pubblico.


Superato il punto più meridionale del percorso la rotta risale la costa croata fino a Komiža, sull’isola di Lissa (quinta tappa), e Rovigno (sesta tappa), la parte più “veneziana” dell’Istria. L’ultima alba di navigazione regala un nuovo passaggio davanti alla parte storica di Venezia prima dello sbarco.

La vita sul veliero
Chi lo desidera può partecipare attivamente alla vita di bordo, sempre affiancato dall’equipaggio. Esistono due prove che ormai sono diventate un rito. La prima è l’arrampicata sull’albero maestro, naturalmente protetti da un’imbragatura, fino alla coffa, la piccola piattaforma sospesa a circa 20 mt d’altezza sopra il ponte.
Se non soffrite di vertigini vale la pena cimentarsi. La seconda è altrettanto adrenalinica: sdraiarsi sulla rete del bompresso, a prua, sospesi a pelo d’acqua mentre lo scafo continua a fendere il mare. Basta ricordarsi di svuotare completamente le tasche prima di stendersi.

Per chi preferisce restare con i piedi sul ponte non mancano le attività dedicate alla marineria, dalla realizzazione dei nodi alla visita della sala macchine. Quando il mare lo permette viene aperta la piattaforma di poppa per fare il bagno direttamente dal veliero, con kayak, paddle, windsurf, maschere e boccaglio a disposizione degli ospiti senza costi aggiuntivi.

Yoga all’alba
La mia giornata è iniziata sempre allo stesso modo: alle sette del mattino sul ponte del Tropical Bar per la lezione quotidiana di yoga. L’insegnante, Melanie Camp della Florida, è una signora di 79 anni che grazie a questa pratica diventata una professione, ha superato il dolore per la perdita del marito. Davanti agli occhi le isole della costa dalmata mentre il movimento naturale della nave rende ogni posizione leggermente diversa da quelle eseguite sulla terraferma.

Le settimane dedicate allo yoga fanno parte della programmazione di Star Clippers e gli insegnanti cambiano di crociera in crociera. Le lezioni sono comprese nella quota e rappresentano un modo piacevole per iniziare la giornata prima della colazione.
Anche il resto della vita di bordo mantiene un ritmo rilassato. Nel ristorante non esistono tavoli assegnati, una scelta che facilita la socialità e permette ogni sera di conoscere persone diverse. La colazione e il pranzo sono serviti a buffet, spesso con menu tematici dedicati alle cucine del mondo, mentre la cena viene proposta à la carte. Nel pomeriggio non mancano frutta fresca, dolci e piccoli snack, mentre tè, caffè americano e acqua filtrata restano disponibili gratuitamente durante tutta la giornata.


L’intrattenimento è volutamente discreto. La sera una cantante accompagnata da un giovane pianista anima il Tropical Bar senza trasformare la nave in un villaggio turistico galleggiante. Sono previste alcune serate tematiche con dress code: tutti di bianco oppure con dettagli da pirata. Anche il comandante è una presenza costante: racconta le caratteristiche della rotta, presenta l’equipaggio e incontra gli ospiti durante la settimana. Obbligatoria la partecipazione alle esercitazioni di sicurezza.

La mia cabina sul ponte Commodore
Per sette giorni la cabina 120, sul ponte Commodore, è stata il mio piccolo rifugio. Una cabina di categoria 3, disponibile sia matrimoniale sia con letti separati, arredata in stile nautico con mobili in mogano, dettagli in ottone e uno sfruttamento degli spazi davvero impeccabile.

L’oblò regala ogni mattina un panorama diverso: una baia croata, un tratto di costa montenegrina oppure semplicemente il mare aperto. La cura riservata alle cabine è quella di un hotel di alto livello. Vengono pulite due volte al giorno e ogni rientro riserva la sensazione di trovare tutto perfettamente in ordine. Persino gli abiti lasciati distrattamente su una sedia sono ripiegati con attenzione.

Perché una vacanza in veliero?
Alla fine della settimana il Royal Clipper ha percorso circa 840 miglia nautiche, oltre 1.550 chilometri, attraversando tre Paesi e alcuni degli angoli più affascinanti dell’Adriatico.
Eppure, come mi era già accaduto dopo le due precedenti esperienze con Star Clippers, quello che rimane impresso non è tanto l’itinerario. Sono i momenti di navigazione. Il silenzio quando i motori vengono spenti.

Il rumore delle vele che si tendono. La sensazione di vedere il mare con i tempi della vela e non con quelli della tecnologia. È probabilmente questo il motivo per cui, dopo tre crociere a bordo dei velieri Star Clippers, continuo a pensare che non siano semplicemente vacanze in mare. Sono un modo diverso di viaggiare, più lento, più autentico e, proprio per questo, sempre più raro. E ogni volta che scendo dalla passerella provo la stessa sensazione: quella di aver lasciato un pezzetto di me a bordo.

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